Florovivaismo di qualità

Florovivaismo di qualità: piante selezionate per la mitigazione ambientale.
Presentazione dei primi risultati della ricerca: “Alberature e mitigazione del microclima urbano” e prospettive applicative

Canneto sull'Oglio, 23 ottobre 2008.

Negli ultimi anni, il disagio climatico di ambienti urbani ed extraurbani è diventato sempre più percepibile; ciò non solo a causa del surriscaldamento dell’aria imputato anche all’aumento della concentrazione di CO2 atmosferica, ma anche a causa della presenza nell’aria stessa di polveri e di inquinanti prodotti dalle attività antropogeniche: traffico veicolare, riscaldamento degli edifici, processi industriali.

In questo contesto
la presenza di aree dedicate a verde diviene sempre più importante e strategica per la mitigazione climatica e per il miglioramento della qualità dell’aria, come contemplato anche dal Protocollo di Kyoto. Una corretta progettazione delle coperture verdi presuppone comunque un’opportuna scelta delle specie vegetali da impiantare, che richiede sia un esame attento della situazione ambientale e microclimatica, sia la conoscenza agronomica e fisiologica della vegetazione.

E’ questo il presupposto che ha dato il via, lo scorso anno, alla
collaborazione tra il Centro Servizi per il Florovivaismo di Canneto sull’Oglio e l’IBIMET di Bologna, Istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), e alla ricerca volta a studiare i benefici delle piante nella mitigazione del microclima urbano.

A un anno di distanza,
il CSF e l’IBIMET rendono ora noti i primi risultati del progetto che ha come obiettivo finale quello di costruire una banca dati delle alberature prodotte nel distretto cannetese, il più importante d’Europa. Tale banca dati sarà strutturata in una serie di innovative schede che, per le specie botaniche di maggiore interesse vivaistico e in uso anche nelle città, offrano assieme alle comuni indicazioni botaniche, agronomiche e culturali, informazioni aggiuntive inedite e specifiche sull’impatto ambientale che esse possono causare o subire in funzione delle loro caratteristiche fisiologiche e morfologiche.

“La ricerca che stiamo conducendo, e di cui sono da poco disponibili i primi risultati”, spiega la
dott.ssa Rita Baraldi dell’IBIMET-CNR di Bologna “fornisce precise informazioni sull’interazione pianta-atmosfera, indispensabili per una scelta consapevole delle specie vegetali che meglio si prestano a strategie di mitigazione ambientale delle coperture verdi”. In particolare, per la nostra ricerca si è proceduto alla caratterizzazione dell’impatto ambientale di specie vegetali di utilizzo in ambito urbano mediante la stima degli scambi gassosi di anidride carbonica (CO2) e di composti organici volatili (VOC). Gli studi dell’IBIMET su diverse latifoglie prodotte nel Cannetese sono stati effettuati utilizzando una strumentazione scientifica sofisticata, in grado di determinare l’efficienza di rimozione di CO2 (quindi l’efficienza foto sintetica) e la capacità di emissione di VOC in condizioni standard nei laboratori dell’IBIMET”.

Tutte le specie analizzate”, spiega la dott.ssa Baraldi, “sono da considerarsi idonee per l’arredo urbano ed extraurbano: in particolare Tilia cordata, Crataegus e Fraxinus Ornus hanno dimostrato una elevata capacità di assorbimento di CO2 atmosferica e una nulla o bassa emissione di VOC. Acer campestre, Malus Everest, Quercus cerris, Acer platanoide e Prunus avium sono risultate mediamente efficaci nell’assorbire CO2 e con basse emissioni; infine Carpinus betulus, Liriodendron tulipifera, Fraxinus excelsior e Liquidambar styraciflua sono caratterizzate da una bassa attività fotosintetica e bassa emissione, ad eccezione del Liquidambar, l’unica specie risultata alta emettitrice di VOC. Per questa specie è consigliabile un limitato utilizzo in ambiente inquinato.

Questi primi risultati evidenziano l’
importanza di studi specifici di bioclimatologia al fine di supportare i progettisti nelle scelte delle strategie di pianificazione del verde urbano ed extraurbano per il miglioramento ambientale e sociale  delle città.

“Nella nuova ottica di
valorizzazione e sostenibilità ambientale in cui il nostro centro servizi si sta muovendo, con la collaborazione e il sostegno degli Enti locali, Provincia e Camera di Commercio di Mantova in primis”, spiega Stefano Ottoni, vice Presidente del CSF,  “i progettisti di verde pubblico potranno avvalersi di conoscenze precise circa la scelta delle specie vegetali da impiantare, che non solo soddisfino esigenze estetiche e agronomiche, ma anche e soprattutto quelle di compatibilità ambientale”. “Gli operatori, continua Ottoni, potranno usufruire di schede relative alla capacità di mitigazione delle piante nell’ambiente urbano e in particolare: alla capacità delle piante di assorbire l’anidride carbonica; alla capacità delle piante di assorbire gas inquinanti prodotti dalle attività cittadine e industriali; alla capacità di abbattimento delle polveri sottili; alla quantità di composti organici volatili, i VOC, emessi stagionalmente”.

“Obiettivo del nostro Consorzio”, spiega
Giovanni Tosi, Presidente del CSF, è quello di non offrire solamente prodotti, ma un vero e proprio ‘sistema’, che comprenda ricerca e servizi a valore aggiunto correlati alla fornitura di alberature ai committenti pubblici, come  supporto per la progettazione, gestione e manutenzione degli spazi verdi ai quali le piante sono destinate”.

Fonte: Centro Servizi per il Florovivaismo s.r.l.